LE INQUADRATURE CINEMATOGRAFICHE

12 Giu 2017
VIDEOMAKING
Giorgio Paciarelli

LE INQUADRATURE FONDAMENTALI NEL CINEMA
Nel cinema, ogni inquadratura ha un significato ed un determinato effetto sullo spettatore. E così per ogni sequenza di inquadrature, non solo per ciò che mostrano (o non mostrano), ma anche e soprattutto per il modo in cui lo mostrano. Di conseguenza, il punto di vista scelto dal regista per la macchina da presa è di vitale importanza per la riuscita del film, perché lo sguardo dello spettatore si identifica sempre e comunque con quello della macchina da presa. L’argomento che affronteremo in questo articolo parlerà della tipologia delle inquadrature, tutte diverse tra loro e quindi delle due macroaree fondamentali per la buona riuscita di un prodotto audiovisivo, i “Piani” ed i “Campi”. Per far capire meglio le inquadrature aggiungerò per ogni tipologia l’immagine di un film.

Ma esattamente, come si differenziano tra loro, le inquadrature? Ci sono sostanzialmente tre caratteristiche che bisogna prendere in considerazione per classificarle: il campo, il punto di vista e la prospettiva. Inizierei col dire che un’inquadratura rientra nell’area dei “PIANI” quando nello schermo prevale il soggetto, diversamente dai “CAMPI” dove prevale per lo più l’ambiente, questa regola è molto importante ai fini della memorizzazione.

Una cosa importante da conoscere è la cosiddetta “Aria in Testa”, praticamente lo spazio che si interpone tra il soggetto e la parte superiore dello schermo, che serve soprattutto per dare profondità all’immagine, facendo leggere meglio allo spettatore l’inquadratura.

Ogni inquadratura ha un proprio nome e una propria sigla, quest’ultima serve per “accelerare il lavoro” in fase di stesura (sceneggiatura tecnica), dove è molto più comodo scrivere le sigle per indicare le inquadrature da girare invece di scrivere il nome per intero. Non dimentichiamo mai che ogni inquadratura ha un significato preciso e scaturisce un’emozione diversa nello spettatore. Vediamo nello specifico quali sono le inquadrature più usate nel cinema:

MACROAREA – CAMPI
ESTABLISHING SHOT 
L’inquadratura di ambientazione è solitamente quella con cui si aprono i film, risponde alle domande “dove?”, “quando?”. La sua ampiezza rende, infatti, facile riconoscere il contesto e permette allo spettatore di entrare agilmente nella narrazione.


CAMPO LUNGHISSIMO (CLL)

È un’inquadratura effettuata da una distanza considerevole, generalmente usata per impressionare. Paesaggi in cui i personaggi appaiono come piccoli ingranaggi appartenenti a un sistema più ampio e le proporzioni aiutano a capire le dimensioni.


CAMPO LUNGO (CL)

Il paesaggio è predominante rispetto al soggetto, ma questo è ancora ben riconoscibile nonostante la distanza che lo divide dalla macchina da presa.


CAMPO TOTALE (CT o TOT)
Un’inquadratura che mostra l’ambiente nella sua interezza, compresi ovviamente tutti i soggetti che vi sono all’interno.


CAMPO MEDIO (CM)
Il soggetto è ripreso in modo da essere “incorniciato” dall’ambiente che lo circonda, dando così una visione d’insieme della situazione in cui si trova ma lasciando che sia l’azione il punto centrale dell’inquadratura. In sede di montaggio viene spesso usato come raccordo tra i campi più larghi e i piani più stretti.

 

MACROAREA – PIANI
FIGURA INTERA (FI)

La figura umana è ripresa interamente, in modo da coincidere approssimativamente con i bordi dell’inquadratura, e ne è l’elemento più importante. Può essere sia verticale, quando il soggetto è in piedi, sia orizzontale, quand’è sdraiato.


PIANO MEDIO 
(detto anche mezza figura) (PM)
La figura umana è inquadrata soltanto a mezzo busto, dalla cintola o dal petto in su (in quest’ultimo caso si può parlare anche di mezzo primo piano). Il viso è ben visibile con tutte le sue espressioni, ma è un’inquadratura decisamente meno forte del Primo Piano e del Primissimo Piano, quindi adatta a momenti in cui non si vuole trasmettere troppa tensione, oppure si vogliono passare delle informazioni che non sarebbero percepite dal pubblico se questo fosse “colpito” da una vicinanza eccessiva al personaggio. E’ usata anche quando si vuole tenere contemporaneamente in campo due persone ben visibili.


PIANO AMERICANO (PA)

Va da sopra i capelli (lasciando l’“aria in testa”) sino alle ginocchia. Il soggetto umano si allontana, si accentuano le caratteristiche del Piano Medio. L’ambiente non prevale ancora, ma è molto ben visibile. Le espressioni più sottili del viso non sono percepibili. Il nome deriva dall’ampia diffusione di questo tipo di inquadratura nei western classici, dato che permette di mostrare i gesti dei pistoleri che estraggono rapidamente l’arma (non a caso negli Stati Uniti è detto proprio cowboy shot).


PRIMO PIANO (PP)
Inquadratura ravvicinata che mostra solamente il volto e le spalle del personaggio. È usato per mostrare le emozioni di un personaggio, le sue reazioni alla vita o per enfatizzare un’azione. Ne è un chiaro esempio il film La passione di Giovanna D’Arco del 1928, due ore di primi piani assicurati.


PRIMISSIMO PIANO (PPP)
Quando si inquadra solamente un dettaglio il film non lascia libera interpretazione. Il primissimo piano é il taglio più stretto del primo piano ma generalmente include occhi e bocca. Tagli più stretti si chiamano particolari.


PARTICOLARI (PART)

Sono le inquadrature con tagli più stretti del primissimo piano. Si chiamano particolari. Gli occhi di Clint Eastwood ne Il buono, il brutto e il cattivo ne sono un ottimo esempio.

 

IL PUNTO DI VISTA
OGGETTIVA

All’interno della finzione cinematografica, ciò che vede la macchina da presa corrisponde a ciò che vede qualche personaggio? In caso di risposta negativa l’inquadratura viene definita oggettiva, perché mostra gli avvenimenti dall’esterno – oggettivamente appunto – dando allo spettatore l’impressione di essere un osservatore invisibile in grado di scegliere sempre il punto di vista migliore per seguire l’azione. Com’è facile intuire, è il punto di vista con il quale sono riprese la stragrande maggioranza delle inquadrature.

SOGGETTIVA
Quando invece l’inquadratura è girata come se la macchina da presa si trovasse al posto degli occhi di un personaggio prende il nome di soggettiva: con questa inquadratura lo spettatore ha l’impressione di vedere esattamente ciò che vede il personaggio, identificandosi totalmente in lui per la durata dell’inquadratura. Viene usata di frequente per mostrare ciò che un personaggio vede attraverso un binocolo, un cannocchiale o degli occhiali a raggi infrarossi. I creatori dei vari RobocopIron Man e Terminator ne vanno pazzi.


SEMIOGGETTIVA

La via di mezzo tra inquadratura soggettiva e oggettiva è detta semisoggettiva o pseudo-soggettiva, e corrisponde a un’inquadratura in cui la macchina da presa è posizionata alle spalle del personaggio, di solito leggermente di lato (“di quinta”, si dice), e ne riprende appunto le spalle e la nuca.

 

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